
La Biennale d’Arte Spirituale si sviluppa attraverso l’integrazione di spazio fisico e spazio digitale, concepiti non come ambiti separati, ma come livelli complementari di un’unica esperienza espositiva.
Lo spazio fisico rappresenta il luogo dell’incontro diretto con l’opera, il corpo e la materia. È lo spazio della presenza, della relazione immediata, della fruizione condivisa. All’interno delle sale espositive, l’opera si offre nella sua dimensione concreta, instaurando un dialogo diretto con il visitatore.
Lo spazio digitale, accessibile attraverso la realtà aumentata e i QR code distribuiti lungo il percorso, amplia questa esperienza introducendo un secondo livello di lettura. Non si tratta di una semplice estensione informativa, ma di uno spazio di approfondimento e risonanza, in cui l’opera può essere accompagnata da contenuti ulteriori: testi, suoni, ambienti audio, meditazioni, materiali di ricerca e riferimenti ad opere del passato.
In questo senso, il digitale non sostituisce il fisico, ma lo affianca e lo sostiene, offrendo al pubblico la possibilità di modulare il proprio tempo di fruizione e di costruire un percorso personale. L’accesso ai contenuti digitali consente una relazione più lenta e consapevole con l’opera, favorendo un’esperienza di ascolto e riflessione.

La coesistenza di spazio fisico e spazio digitale risponde inoltre alla volontà di superare i confini tradizionali dell’esposizione, rendendo l’esperienza artistica accessibile anche al di fuori dei luoghi canonici. La realtà aumentata nello spazio urbano permette all’arte di entrare nella quotidianità, creando un dialogo diretto con il territorio e con chi lo attraversa.
All’interno della Biennale, questa doppia dimensione assume un significato coerente con il tema della guarigione attraverso l’arte. La guarigione, intesa come processo e non come risultato, richiede tempi, livelli e modalità differenti. Lo spazio fisico e quello digitale diventano così strumenti complementari, capaci di accogliere esperienze diverse e di rispondere a sensibilità differenti.

La Biennale propone quindi un modello espositivo aperto e stratificato, in cui la tecnologia non è fine a sé stessa, ma funzionale alla costruzione di un’esperienza più ampia, inclusiva e consapevole, in grado di mettere in relazione arte, spazio e interiorità.
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